Mangiare in Romagna:
cosa cercare, e cosa non è vero
Qui sotto ci sono i nomi giusti, le denominazioni vere e i mesi in cui le cose succedono davvero. Comprese due o tre cose che si raccontano sempre e che il disciplinare smentisce.
La piadina, e l'errore che fanno tutti
La Piadina Romagnola IGP è protetta dall'Unione europea dal 2014. Il disciplinare dice cosa può contenere — farina, acqua, sale, strutto o olio d'oliva — e cosa non può contenere: conservanti, aromi, additivi. Nel 2018 un tribunale europeo ha stabilito che si può produrre solo in Romagna.
Qui viene la parte che quasi nessuno scrive giusta. Le tipologie previste sono due:
- Piadina Romagnola — diametro 15-25 cm, spessore 4-8 mm, compatta e friabile, con piccole macchie di cottura;
- Piadina Romagnola alla Riminese — diametro 23-30 cm, spessore fino a 3 mm, morbida e flessibile, con grandi bolle di cottura. La dicitura «alla Riminese» deve stare in etichetta.
Si sente dire ovunque che le due piadine sono «la riminese» e «la cesenate». Nel disciplinare la parola «cesenate» non c'è. Esiste una sola variante con nome geografico, quella riminese; l'altra è semplicemente la piadina, e si dà il caso che sia quella più spessa che si mangia da queste parti.
Giovanni Pascoli — che è di San Mauro Pascoli, a 7 km da qui — la chiamò «il pane nazionale dei Romagnoli».
Due formaggi che nascono qui vicino
Lo squacquerone, che si fa a sette chilometri
Lo Squacquerone di Romagna DOP è protetto dal 2012. È fresco, molle, cremoso, di latte vaccino intero, e matura da uno a quattro giorni: è la ragione per cui, mangiato qui, non ha niente a che vedere con quello che arriva altrove dopo giorni di viaggio.
I caseifici autorizzati a produrlo sono sei in tutto. Uno è il Caseificio Pascoli di Savignano sul Rubicone: sette chilometri da qui. Un altro è a Cesena.
Nella piadina con la rucola è il ripieno classico. Ma la cosa da fare, se si ha una cucina, è comprarlo e mangiarlo semplicemente con il pane.
Il formaggio di fossa, che si apre a novembre
Il Formaggio di Fossa di Sogliano DOP (protetto dal 2009) si produce a Sogliano al Rubicone, a 21 km. Il nome è letterale: le forme, chiuse in sacchi di tela, vengono calate dentro fosse scavate nell'arenaria a forma di fiasco — strette in alto, larghe sul fondo, profonde fino a sette metri — dopo che la fossa è stata sterilizzata bruciandoci dentro paglia di grano.
Restano sotto dagli 80 ai 100 giorni. La bocca viene sigillata con un coperchio di legno e gesso. Alla sfossatura si riapre con scalpello e mazzetta, e la fossa va areata prima che qualcuno possa scendere.
La data tradizionale della sfossatura è il 25 novembre, Santa Caterina. Ed è il motivo per cui la Fiera del Formaggio di Fossa a Sogliano cade su tre domeniche fra fine novembre e inizio dicembre — non è un evento continuo, sono tre giornate distinte.
Ne esistono tre versioni: solo vaccino (il più delicato), misto, solo ovino (il più intenso e piccante).
E il sale di Cervia
Il sale marino artigianale di Cervia è Presidio Slow Food. Si raccoglie a mano nella salina Camillone, ogni cinque giorni, con un metodo che non esiste altrove in Italia. È detto «dolce» perché l'acqua da cui si ottiene non supera mai una certa concentrazione, e non accumula i sali amari.
La pasta: cappelletti, passatelli, strozzapreti
I cappelletti non sono tortellini piccoli
È la confusione più comune, e la differenza è nel ripieno. Il tortellino bolognese è di carne: lombo di maiale, prosciutto, mortadella. Il cappelletto romagnolo — in dialetto caplet — ha una base di formaggio: ricotta, o metà ricotta e metà raveggiolo, con petto di cappone, parmigiano, uova, noce moscata e scorza di limone.
Sono due prodotti tradizionali registrati diversi, di due province diverse. Un documento del Prefetto di Forlì del 1811 registrava consumi di quattrocento o cinquecento cappelletti a testa.
I passatelli sono una minestra d'inverno
Pane grattugiato, parmigiano, uova, noce moscata e scorza di limone, spinti a forza attraverso un ferro bucherellato. Le proporzioni fra pane e formaggio cambiavano con la condizione della famiglia: più formaggio, più agiatezza.
Tradizionalmente si mangiano in brodo, e nelle occasioni: Pasqua, Ascensione, battesimi, cresime, matrimoni. A Natale vengono sostituiti dai cappelletti. Le versioni asciutte, oggi diffusissime, sono un'invenzione recente.
Gli strozzapreti non hanno l'uovo
Solo farina e acqua, nella versione base: strisce di sfoglia strofinate fra i palmi fino a farne piccoli fusilli incavati. Sono la pasta povera, e infatti reggono i sughi forti.
Da non confondere con gli stricchetti, che sono un'altra cosa: rettangoli di sfoglia all'uovo pizzicati al centro, serviti in brodo o con ragù e piselli.
Il pesce, e come funziona il mercato
I nomi che si sentono al mercato non sono quelli dei libri di cucina:
- Poveracce (puracie) sono le vongole. Il nome viene da un detto locale: povero chi le pesca, povero chi le vende, povero chi le compra e povero chi le mangia.
- Sardoncini (sardun) sono le alici.
- Saraghina è un pesce azzurro piccolo che in Mediterraneo vive quasi solo nell'alto Adriatico. Si cuoce sora al test: si scalda il testo di terracotta, ci si sparge sale grosso perché non attacchi, e i pesciolini si prendono per la coda a tre alla volta, infarinati con farina di polenta.
- Canocchie, mazzole, paganelli: il resto del misto della paranza.
La rustida è la grigliata di pesce azzurro con una panatura leggera di pangrattato, prezzemolo, aglio e olio, che fa la crosticina e protegge dal calore.
Il mercato ittico di Cesenatico
È un porto peschereccio vero, con circa 1.500 tonnellate l'anno. L'asta si fa al ribasso: l'astatore parte da un prezzo alto e conta a scendere, e il primo che lo ferma con un cenno si porta via la partita. Nell'asta elettronica passa una cassa ogni tre-cinque secondi.
Ma è riservata agli operatori: non ci si entra. Chi vuole vederla ha due occasioni all'anno, in cui il mercato apre al pubblico: «Azzurro come il pesce» in primavera e «Il pesce fa festa» a inizio novembre.
Il vino: l'Albana e il Sangiovese di collina
L'Albana è stata la prima DOCG bianca d'Italia, nel 1987. Oggi si chiama Romagna Albana e si fa in quattro versioni: secco, amabile, dolce e passito. Per onestà: quel riconoscimento fu contestato all'epoca, e c'è chi ancora lo considera una decisione più politica che tecnica.
Il Romagna Sangiovese DOC ha sedici sottozone, e due sono qui a fianco: Longiano (11 km) e Cesena (16 km). Il Consorzio descrive le colline di Longiano come «enormi terrazze affacciate sul mare», ed è una descrizione onesta: si vede la costa da lassù.
Gli altri due da provare, perché fuori di qui non si trovano: il Pagadebit (uva Bombino bianco — il nome viene dal fatto che era così affidabile da pagare i debiti) e la Cagnina, rossa e dolce, che si beve giovanissima con le castagne.
I dolci che nessuno conosce
La ciambella la conoscono tutti. Questi tre no:
- Bustrengo — dolce contadino nato per non buttare il pane raffermo: pane grattugiato, farina, uova, latte, uvetta, noci, scorza di limone. Cambia valle per valle: con farina di castagne in Valmarecchia, di ceci nelle valli dell'Uso e del Savio. Ne esisteva anche una versione salata, con il formaggio, che valeva come pasto.
- Latte brulé — latte, uova, zucchero e un caramello scuro, quasi amaro. Si faceva per comunioni, cresime e matrimoni, e solo nelle famiglie che potevano.
- Savòr — non è la saba. La saba è mosto d'uva cotto fino a farne un terzo. Il savòr è una composta di mele cotogne, pere, fichi e noci fatta bollire dentro quel mosto per quattro o cinque ore. Si confondono di continuo.
Se si vuole spendere bene
Nel raggio di venticinque chilometri ci sono cinque ristoranti stellati. Il più vicino è anche il più premiato:
Guida Michelin Italia 2026. Conviene prenotare con largo anticipo, soprattutto in agosto.
Il calendario di quello che si mangia
Il motivo per cui serve una cucina
Lo squacquerone si fa a sette chilometri e dura quattro giorni. Il pesce si compra dove lo pescano. Il mercato di Sant'Angelo è il mercoledì mattina, quello di Cesenatico il venerdì.
In una casa con la cucina vera — forno, piano a gas, lavastoviglie — tutto questo si mangia. In una camera d'albergo si guarda passare.
Denominazioni verificate ad agosto 2026 sui registri della Regione Emilia-Romagna (prodotti DOP, IGP e agroalimentari tradizionali), sul Consorzio Vini di Romagna e sulla Fondazione Slow Food. Le stelle sono quelle della Guida Michelin Italia 2026. Nessun prezzo: cambiano. I periodi degli eventi sono quelli ricorrenti, non le date di una singola edizione.