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Casa Plac

Guida · dalla casa vacanze di Sant'Angelo di Gatteo (FC): quello che si mangia qui intorno

Mangiare in Romagna:
cosa cercare, e cosa dice il disciplinare

Lo squacquerone si fa a sette chilometri e dura quattro giorni. Il formaggio esce dalla fossa il 25 novembre. Qui sotto c'è cosa cercare, come si chiama davvero e quando.

La piadina, e l'errore che fanno tutti

Una piadina romagnola farcita, aperta a metà su un tagliere
La piadina come si mangia qui: sottile, e farcita al momento.

La Piadina Romagnola IGP è protetta dall'Unione europea dal 2014. Il disciplinare dice cosa può contenere — farina, acqua, sale, strutto o olio d'oliva — e cosa non può contenere: conservanti, aromi, additivi. Nel 2018 un tribunale europeo ha stabilito che si può produrre solo in Romagna.

Le tipologie previste sono due:

  • Piadina Romagnola — diametro 15–25 cm, spessore 4–8 mm, compatta e friabile, con piccole macchie di cottura;
  • Piadina Romagnola alla Riminese — diametro 23–30 cm, spessore fino a 3 mm, morbida e flessibile, con grandi bolle di cottura. La dicitura «alla Riminese» deve stare in etichetta.

Si sente dire ovunque che le due piadine sono «la riminese» e «la cesenate». Nel disciplinare la parola «cesenate» non c'è. Esiste una sola variante con nome geografico, quella riminese; l'altra è semplicemente la piadina, e si dà il caso che sia quella più spessa che si mangia da queste parti.

Giovanni Pascoli — che è di San Mauro Pascoli, a 7 km da qui — la chiamò «il pane nazionale dei Romagnoli».

Due formaggi che nascono qui vicino

Un tagliere con squacquerone, salumi, olive e piadina, pronto da condividere
Lo squacquerone di Romagna DOP: si spalma, non si taglia.

Lo squacquerone, che si fa a sette chilometri

Lo Squacquerone di Romagna DOP è protetto dal 2012. È fresco, molle, cremoso, di latte vaccino intero, e matura da uno a quattro giorni: è la ragione per cui, mangiato qui, non ha niente a che vedere con quello che arriva altrove dopo giorni di viaggio.

I caseifici autorizzati a produrlo sono sei in tutto. Uno è il Caseificio Pascoli di Savignano sul Rubicone: sette chilometri da qui. Un altro è a Cesena.

Nella piadina con la rucola è il ripieno classico. Ma la cosa da fare, se si ha una cucina, è comprarlo e mangiarlo semplicemente con il pane.

Il formaggio di fossa, che si apre a novembre

Il Formaggio di Fossa di Sogliano DOP (protetto dal 2009) si produce a Sogliano al Rubicone, a 21 km. Il nome è letterale: le forme, chiuse in sacchi di tela, vengono calate dentro fosse scavate nell'arenaria a forma di fiasco — strette in alto, larghe sul fondo, profonde fino a sette metri — dopo che la fossa è stata sterilizzata bruciandoci dentro paglia di grano.

Restano sotto dagli 80 ai 100 giorni. La bocca viene sigillata con un coperchio di legno e gesso. Alla sfossatura si riapre con scalpello e mazzetta, e la fossa va areata prima che qualcuno possa scendere.

La data tradizionale della sfossatura è il 25 novembre, Santa Caterina. Ed è il motivo per cui la Fiera del Formaggio di Fossa a Sogliano cade su tre domeniche distinte fra fine novembre e inizio dicembre.

Ne esistono tre versioni: solo vaccino (il più delicato), misto, solo ovino (il più intenso e piccante).

E il sale di Cervia

Il sale marino artigianale di Cervia è Presidio Slow Food. Si raccoglie a mano nella salina Camillone, ogni cinque giorni, con un metodo che non esiste altrove in Italia. È detto «dolce» perché l'acqua da cui si ottiene non supera mai una certa concentrazione, e non accumula i sali amari.

Forme di formaggio stagionato allineate su un ripiano di legno
Il formaggio di fossa, finita la stagionatura: sotto terra ci sta da agosto a novembre.

La pasta: cappelletti, passatelli, strozzapreti

I cappelletti non sono tortellini piccoli

È la confusione più comune, e la differenza è nel ripieno. Il tortellino bolognese è di carne: lombo di maiale, prosciutto, mortadella. Il cappelletto romagnolo — in dialetto caplet — ha una base di formaggio: ricotta, o metà ricotta e metà raveggiolo, con petto di cappone, parmigiano, uova, noce moscata e scorza di limone.

Sono due prodotti tradizionali registrati diversi, di due province diverse. Un documento del Prefetto di Forlì del 1811 registrava consumi di quattrocento o cinquecento cappelletti a testa.

I passatelli sono una minestra d'inverno

Pane grattugiato, parmigiano, uova, noce moscata e scorza di limone, spinti a forza attraverso un ferro bucherellato. Le proporzioni fra pane e formaggio cambiavano con la condizione della famiglia: più formaggio, più agiatezza.

Tradizionalmente si mangiano in brodo, e nelle occasioni: Pasqua, Ascensione, battesimi, cresime, matrimoni. A Natale vengono sostituiti dai cappelletti. Le versioni asciutte, oggi diffusissime, sono un'invenzione recente.

Gli strozzapreti non hanno l'uovo

Solo farina e acqua, nella versione base: strisce di sfoglia strofinate fra i palmi fino a farne piccoli fusilli incavati. Sono la pasta povera, e infatti reggono i sughi forti.

Da non confondere con gli stricchetti, che sono un'altra cosa: rettangoli di sfoglia all'uovo pizzicati al centro, serviti in brodo o con ragù e piselli.

Il pesce, e come funziona il mercato

I nomi che si sentono al mercato non sono quelli dei libri di cucina:

  • Poveracce (puracie) sono le vongole. Il nome viene da un detto locale: povero chi le pesca, povero chi le vende, povero chi le compra e povero chi le mangia.
  • Sardoncini (sardun) sono le alici.
  • Saraghina è un pesce azzurro piccolo che in Mediterraneo vive quasi solo nell'alto Adriatico. Si cuoce sora al test: si scalda il testo di terracotta, ci si sparge sale grosso perché non attacchi, e i pesciolini si prendono per la coda a tre alla volta, infarinati con farina di polenta.
  • Canocchie, mazzole, paganelli: il resto del misto della paranza.

La rustida è la grigliata di pesce azzurro con una panatura leggera di pangrattato, prezzemolo, aglio e olio, che fa la crosticina e protegge dal calore.

Il mercato ittico di Cesenatico

È un porto peschereccio vero, con circa 1.500 tonnellate l'anno. L'asta si fa al ribasso: l'astatore parte da un prezzo alto e conta a scendere, e il primo che lo ferma con un cenno si porta via la partita. Nell'asta elettronica passa una cassa ogni tre-cinque secondi.

Ma è riservata agli operatori: non ci si entra. Chi vuole vederla ha due occasioni all'anno, in cui il mercato apre al pubblico: «Azzurro come il pesce» in primavera e «Il pesce fa festa» a inizio novembre.

Il vino: l'Albana e il Sangiovese di collina

Un bicchiere di vino rosso, con la bottiglia sullo sfondo
Il Romagna Sangiovese DOC si fa sulle colline di Longiano e di Cesena, a undici e sedici chilometri da qui.

L'Albana: nel 1987 fu la prima DOCG bianca d'Italia. Oggi si chiama Romagna Albana e si fa ancora secco, amabile, dolce e passito.

Il Romagna Sangiovese DOC ha sedici sottozone, e due sono qui a fianco: Longiano (11 km) e Cesena (16 km). Il Consorzio descrive le colline di Longiano come «enormi terrazze affacciate sul mare», e dalle vigne si vede la costa.

Gli altri due da provare, perché fuori di qui non si trovano: il Pagadebit (uva Bombino bianco — il nome viene dal fatto che era così affidabile da pagare i debiti) e la Cagnina, rossa e dolce, che si beve giovanissima con le castagne.

Tre dolci oltre la ciambella

La ciambella la conoscono tutti. Questi tre meno:

  • Bustrengo — dolce contadino nato per non buttare il pane raffermo: pane grattugiato, farina, uova, latte, uvetta, noci, scorza di limone. Cambia valle per valle: con farina di castagne in Valmarecchia, di ceci nelle valli dell'Uso e del Savio. Ne esisteva anche una versione salata, con il formaggio, che valeva come pasto.
  • Latte brulé — latte, uova, zucchero e un caramello scuro, quasi amaro. Si faceva per comunioni, cresime e matrimoni, e solo nelle famiglie che potevano.
  • Savòr — non è la saba. La saba è mosto d'uva cotto fino a farne un terzo. Il savòr è una composta di mele cotogne, pere, fichi e noci fatta bollire dentro quel mosto per quattro o cinque ore. Si confondono di continuo.

Se vuoi spendere bene

Qui intorno si mangia anche da stella Michelin, e il più vicino è anche il più premiato:

Magnolia Longiano, sulle colline · 11 km ★★
La Buca Cesenatico, sul Porto Canale ★
Ancòra Cesenatico · nuova stella nel 2026 ★
Abocar Due Cucine Rimini · 25 km ★
Da Lucio Rimini · nuova stella nel 2026 ★

Guida Michelin Italia 2026. Conviene prenotare con largo anticipo, soprattutto in agosto.

Il calendario di quello che si mangia

Cantarelle a Gatteo a Mare le frittelle dolci di farina gialla maggio
Azzurro come il pesce Cesenatico, mercato ittico aperto primavera
Rustida di Cattolica grigliata di sardoncini in piazza metà luglio
Il pesce fa festa Cesenatico inizio novembre
Fiera di San Martino Santarcangelo · Palio della Piadina 7–11 novembre
Fiera del formaggio di fossa Sogliano · tre domeniche fine novembre

Il motivo per cui serve una cucina

Lo squacquerone si fa a sette chilometri e dura quattro giorni. Il pesce si compra dove lo pescano. Il mercato di Sant'Angelo di Gatteo è il mercoledì mattina, quello di Cesenatico il venerdì.

In una casa con la cucina vera — forno, piano a gas, lavastoviglie — tutto questo si mangia. In una camera d'albergo si guarda passare.

Guarda la cucina

Dai registri della Regione Emilia-Romagna, dal Consorzio Vini di Romagna e dalla Fondazione Slow Food, agosto 2026. Le stelle sono quelle della Guida Michelin Italia 2026. Degli eventi sono indicati i periodi, non le date di una singola edizione.

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